Sartre
Jean-Paul Sartre è stato uno dei pensatori più importanti del Novecento e il principale rappresentante dell’esistenzialismo francese. A differenza di altri filosofi esistenzialisti come Søren Kierkegaard o Karl Jaspers, Sartre sviluppa un esistenzialismo ateo e laico: secondo lui l’uomo non può trovare una soluzione ai problemi dell’esistenza in Dio o nella trascendenza, ma deve contare soltanto su se stesso. Per questo il suo pensiero viene definito “esistenzialismo umanistico”, perché mette al centro l’uomo e la sua libertà.
Sartre non fu soltanto un filosofo, ma anche uno scrittore e un intellettuale molto impegnato nella vita politica e culturale del suo tempo. Frequentava i caffè di Saint-Germain-des-Prés insieme ad artisti e intellettuali e partecipò attivamente ai dibattiti contro il colonialismo, l’imperialismo e il conformismo borghese. Fu inoltre legato per molti anni a Simone de Beauvoir, con cui condivise idee filosofiche e battaglie culturali, comprese quelle femministe. Tra le sue opere più importanti ricordiamo L’essere e il nulla, La nausea e L’esistenzialismo è un umanismo.
Nel suo pensiero Sartre parte dall’analisi della coscienza. Secondo lui la coscienza è sempre coscienza di qualcosa: non è chiusa in se stessa, ma è continuamente rivolta verso il mondo esterno. Sartre distingue allora due modi di essere. Le cose sono “essere in sé”: esistono semplicemente, sono immobili, inconsapevoli e prive di libertà. La coscienza umana invece è “essere per sé”: è consapevole, aperta al cambiamento e capace di dare nuovi significati alla realtà. Proprio perché la coscienza può superare ogni situazione data e immaginare possibilità nuove, essa coincide con la libertà. Sartre arriva persino a dire che “la coscienza è il nulla”, perché può negare ciò che esiste e progettare qualcosa di diverso.
Questa libertà però non rende l’uomo felice. Al contrario, secondo Sartre essa provoca angoscia. L’uomo infatti non sceglie di nascere o di esistere: si ritrova “gettato” nel mondo ed è costretto a essere libero. Non può evitare di scegliere, e ogni scelta comporta responsabilità, rischio ed errore. Dopo la “morte di Dio” annunciata da Friedrich Nietzsche, non esistono più valori assoluti o regole universali a cui affidarsi. L’uomo deve creare da solo i propri valori e dare un significato alla propria vita. Sartre riassume questa idea con la celebre frase: “l’esistenza precede l’essenza”. Significa che l’uomo prima esiste e poi, attraverso le sue scelte e le sue azioni, costruisce ciò che diventa. Non esiste una natura umana già definita: ciascuno è ciò che sceglie di essere.
Questa condizione genera un forte senso di inquietudine, che Sartre descrive molto bene nel romanzo La nausea. Il protagonista, Roquentin, prova una sensazione di nausea davanti al mondo, perché si rende conto che tutto esiste senza un motivo preciso e che la realtà è priva di significato stabile. Le cose, le città, le persone e persino lui stesso appaiono assurdi e superflui. L’uomo si trova quindi in un mondo senza fondamento e deve costruire da solo il senso della propria esistenza.
Un altro tema centrale del pensiero di Sartre è il rapporto con gli altri. Gli altri uomini non sono semplici oggetti, ma coscienze libere come noi. Per questo nasce inevitabilmente un conflitto: ognuno cerca di affermare la propria libertà e rischia di trasformare l’altro in un oggetto. Sartre analizza soprattutto il tema dello sguardo. Quando qualcuno ci guarda, ci sentiamo giudicati e trasformati in oggetti della sua coscienza. Da qui nasce il sentimento della vergogna. Un gesto che prima vivevamo naturalmente improvvisamente ci appare ridicolo o volgare perché ci accorgiamo di essere osservati. Sartre collega questa esperienza anche al racconto biblico di Adamo ed Eva, che provano vergogna quando scoprono di essere nudi.
Da queste riflessioni deriva la famosa frase “l’inferno sono gli altri”, tratta dall’opera teatrale A porte chiuse. Con questa espressione Sartre non vuole dire che bisogna vivere senza gli altri, ma che il rapporto umano è inevitabilmente conflittuale, perché lo sguardo dell’altro limita e mette in discussione la nostra libertà. Tuttavia gli altri sono anche indispensabili, perché soltanto attraverso di loro possiamo conoscere noi stessi.
Nel secondo dopoguerra Sartre si avvicina al marxismo e cerca di unire esistenzialismo e pensiero marxista nell’opera Critica della ragione dialettica. Egli però rifiuta il marxismo rigido e deterministico dell’Unione Sovietica, perché continua a credere nella libertà individuale. La storia, secondo Sartre, non è determinata da leggi necessarie: dipende sempre dalle scelte degli uomini. Per questo ogni individuo resta responsabile della società e della politica.
Sartre critica inoltre la società industriale e capitalistica, che rischia di trasformare gli uomini in oggetti e ingranaggi anonimi del sistema produttivo. Parla infatti di “reificazione”, cioè della riduzione delle persone a cose. Questo può accadere sia nel capitalismo sia nei regimi burocratici nati dopo le rivoluzioni. Per spiegare il funzionamento della società Sartre distingue tra “gruppo” e “serie”. Il gruppo è formato da individui uniti liberamente da uno scopo comune, come accade durante una lotta rivoluzionaria; la serie invece è un insieme di individui isolati e passivi, come gli operai in una catena di montaggio. Il rischio è che anche i movimenti rivoluzionari finiscano per trasformarsi in sistemi oppressivi che annullano la libertà individuale.
In conclusione, il pensiero di Sartre ruota intorno alla libertà e alla responsabilità dell’uomo. L’essere umano è solo, senza certezze assolute, costretto a scegliere continuamente e a dare da sé un significato alla propria vita. Questa libertà è difficile e angosciante, ma rappresenta anche la grandezza dell’uomo, che non è mai completamente determinato e può sempre reinventare se stesso e il mondo in cui vive.

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